Maurizio Folini, pilota valtellinese che salva alpinisti e forma sherpa in Himalaya

Maurizio Folini, sessantenne guida alpina originario di Chiuro in Valtellina, incarna una delle figure più straordinarie dell’alpinismo contemporaneo. Conosciuto come il pilota degli ottomila, ha rivoluzionato il soccorso in alta quota operando decine di recuperi di alpinisti in difficoltà oltre i 7.000 metri sull’Himalaya, una quota che per decenni è rimasta proibitiva. Esperto riconosciuto a livello mondiale della tecnica della longline (corda doppia appesa all’elicottero), ha coordinato operazioni critiche durante emergenze come il ciclone Montha e contribuito in modo fondamentale a sviluppare l’infrastruttura attuale di elisoccorso in Nepal. La sua esperienza combina abilità tecniche straordinarie, passione alpinistica pura e dedizione al salvataggio di vite umane in condizioni estreme.

Chi è Maurizio Folini: il pilota degli ottomila

Maurizio Folini rappresenta un caso unico nel panorama alpino mondiale. Con sei decenni di vita vissuti a contatto con la montagna, ha trasformato una passione iniziale in una professione che salva vite umane. Il suo percorso non è stato lineare, ma frutto di una continua evoluzione professionale iniziata ancora prima del suo impegno aereo.

Da guida alpina a pilota d’elicottero

La carriera di Folini è segnata da una progressione logica verso l’eccellenza: prima ha conseguito il brevetto da guida alpina, stabilendo così una solida base di conoscenza della montagna. Questa esperienza di soccorritore alpino gli ha permesso di comprendere profondamente le dinamiche dei pericoli in quota e le necessità reali delle spedizioni. Successivamente, ha deciso di ampliare le proprie capacità volando verso la California per conseguire il brevetto da pilota dopo due anni di formazione intensiva. Non si è fermato qui: ha proseguito specializzandosi nei soccorsi estremi, un ambito dove la marginalità di errore è praticamente inesistente.

Il primo incarico nel settore aereo risale al 1995, quando ha iniziato come operatore da terra in un’azienda svizzera. Da quel momento, il suo impegno nel perfezionare le tecniche di salvataggio ad altissima quota è diventato ossessivo e meticoloso.

La passione per la montagna

Prima ancora di volare, la montagna era il fulcro della vita di Folini. Nato e cresciuto in Valtellina, fin da bambino ha accompagnato il padre in escursioni che hanno nutrito il suo spirito d’avventura. Nel tempo, questa passione si è articolata in molteplici discipline: parapendio, deltaplano, arrampicata, scialpinismo, una varietà che testimonia una curiosità e un coraggio senza limiti. Ciò che caratterizza Folini non è solo la competenza tecnica, ma una dedizione che attraversa tutti i settori della montagna, trasformandoli in strumenti di soccorso e protezione.

Le tecniche di soccorso in alta quota

Il lavoro di Folini si distingue dalla tradizionale ricerca e soccorso alpino per l’impiego di tecnologie e metodologie estremamente sofisticate. In alta quota, dove le normali procedure di emergenza risultano inefficaci, sono necessari approcci completamente innovativi.

La tecnica della longline

La tecnica della longline rappresenta il cuore dell’expertise di Folini ed è tra i pochi al mondo in grado di padroneggiare questa metodologia con la maestria richiesta. La longline consiste in una corda doppia appesa a un gancio dell’elicottero mediante la quale è possibile recuperare un alpinista senza che il velivolo sia costretto ad atterrare su terreno pianeggiante, una condizione raramente disponibile oltre i 5.000 metri.

Il procedimento operativo è privo di margini di errore: l’elicottero si avvicina verticalmente alla parete rocciosa, sherpa appositamente addestrati vengono calati con la corda doppia, raggiungono l’alpinista in difficoltà, lo assicurano e infine vengono recuperati insieme alla persona. Tutto questo mentre ogni membro dell’équipe indossa costantemente una maschera per l’ossigeno, indispensabile oltre i 4.000 metri di quota. La coordinazione richiesta è praticamente impossibile comunicare via radio con chiarezza a tali altitudini, rendendo ogni operazione un esercizio di estrema concentrazione e precisione.

Le sfide fisiche e ambientali

Operare ad altissima quota richiede una comprensione fisica delle limitazioni umane che va ben oltre le procedure standard di soccorso. Senza ossigeno supplementare, il comportamento cognitivo di una persona a quota dell’Everest diventa alterato: come afferma lo stesso Folini, “si sta come da ubriachi”. La capacità di mantenere lucidità, prendere decisioni rapide e coordinare azioni complesse mentre il corpo è in uno stato di alterazione profonda rappresenta una sfida mentale superiore alle difficoltà puramente fisiche.

L’elicottero stesso incontra limiti severi: il carburante è estremamente limitato, il peso del verricello tradizionale non può essere tollerato, e la possibilità di trasportare più di una persona per volta è praticamente assente. Questi vincoli strutturali richiedono una pianificazione tattica impeccabile dove ogni dettaglio può significare la differenza tra il successo e una tragedia.

Operazioni di soccorso e casi celebri

Il portfolio operativo di Folini è segnato da decine di interventi coronati da successo, sebbene non tutte le missioni risultino felicemente concluse, come lo stesso pilota sottolinea con umiltà e realismo.

L’intervento durante il ciclone Montha

Tra i più recenti e drammatici interventi, quello coordinato da Folini durante la tempesta di neve provocata dal ciclone Montha rappresenta un’operazione complessa e ad alto costo umano. La tempesta ha causato il decesso di nove alpinisti, cinque dei quali italiani, impegnati nell’ascesa del Panbari (6.887 metri) e dello Yalung Ri (5.630 metri) nella valle del Rolwaling. Folini è stato tra i primi a intervenire, e una volta rientrato in Italia, ha coordinato da remoto le operazioni di soccorso utilizzando un velivolo di una compagnia di elisoccorso locale. Il suo contributo è stato fondamentale nel coordinare il salvataggio e nell’organizzare le operazioni successive.

I record di quota

Il record personale di Folini documenta il range estremo della sua capacità operativa: ha atterrato decine di volte al campo II dell’Everest a 6.400 metri, mentre il suo soccorso più alto è stato effettuato a 7.800 metri di quota, una altitudine dove ogni respiro è una lotta contro l’asfissia fisiologica e ogni gesto è rallentato dalla carenza d’ossigeno. Per raggiungere quella quota ha ottenuto un permesso speciale per volare sotto il campo IV, evidenziando come le operazioni di Folini richiedano coordinamento non solo tecnico ma anche burocratico a livello internazionale.

Formazione degli sherpa e sviluppo della rete di elisoccorso

Uno degli aspetti meno noti ma più significativi del lavoro di Folini è il suo ruolo nella creazione dell’infrastruttura di soccorso aereo attuale in Nepal. Non si è limitato a operare come individuo eccezionale, ma ha consapevolmente lavorato per trasferire competenze e creare un sistema sostenibile.

Insegnamento delle tecniche di salvataggio

Periodicamente, solitamente durante la primavera e l’autunno, Folini si trasferisce a Kathmandu per insegnare il mestiere ai piloti nepalesi e agli sherpa che accompagnano le spedizioni. L’oggetto della formazione è specifico e critico: devono sapere come intervenire quando un cliente rischia di morire a causa dei congelamenti, dell’edema polmonare o dell’edema cerebrale, condizioni per le quali il trasporto a valle via terra è impossibile in tempi utili. La trasmissione di queste competenze rappresenta un investimento nel futuro della sicurezza alpina in Nepal.

L’impatto sulla sicurezza in Nepal

Il contributo di Folini ha avuto effetti misurabili sulla riduzione della mortalità tra gli alpinisti. Grazie alla rete di elisoccorso che ha contribuito a sviluppare, il numero di vittime che avrebbero potuto essere salvate se fossero esistiti mezzi adeguati è significativamente diminuito. Inizialmente, quando Folini ha cominciato le operazioni, l’elisoccorso in Nepal era limitato all’atterraggio su terreno piatto, il che rendeva impossibile raggiungere quote superiori ai 5.000 metri. Oggi, grazie anche al suo insegnamento, la capacità operativa del sistema è estesa ben oltre questa soglia.

È cruciale notare che Folini non applica costi agli interventi di soccorso per guide nepalesi, una scelta che sottolinea la sua dedizione al principio del soccorso come diritto umano anziché come servizio commerciale.

La visione moderna dell’alpinismo ad alta quota

L’evoluzione dell’alpinismo contemporaneo riflette una trasformazione fondamentale nel rapporto tra umano e montagna. Folini, con la prospettiva privilegi di chi sorvola regolarmente i luoghi leggendari dell’alpinismo, offre una prospettiva unica su questa metamorfosi.

Dal turismo all’avventura

La distinzione contemporanea tra alpinismo tradizionale e turismo di alta quota è diventata sempre più sfumata. Come nota lo stesso Folini, oggi “non soccorriamo più alpinisti, ma turisti della montagna”, un’osservazione che riflette come l’accesso alle vette himalayane sia diventato un prodotto commerciale accessibile a chi possiede risorse economiche sufficienti. L’Everest e le altre grandi vette del Nepal hanno assistito a una moltiplicazione esponenziale delle spedizioni negli ultimi due decenni, portando con sé sia innovazioni nei sistemi di soccorso sia una maggiore frequenza di incidenti e tragedie.

Nonostante questa commercializzazione, il contributo di Folini rimane essenziale: la sua capacità di operare a queste altitudini estreme ha trasformato ciò che era una morte quasi certa in una condizione dove il salvataggio è almeno possibile. La montagna rimane indifferente alle ambizioni umane, ma grazie a professionisti come Folini, la bellezza stordente dell’Himalaya può essere affrontata con margini di sicurezza significativamente accresciuti. La sua vita rappresenta non solo una storia personale affascinante, ma un testimone di come la passione, la competenza tecnica e la dedizione possono salvaguardare l’esistenza umana anche nei luoghi più ostili del pianeta.

SaporiNotizie

SaporiNotizie

Articoli: 119

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *